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15 ottobre: diritti animali

la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Animale 38 anni dopo

la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Animale 38 anni dopo - Agenda del Pianeta Terra

Il giorno 15 ottobre 2016 sono 38 anni che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale è stata proclamata dalle associazioni animaliste e da personalità internazionali presso la sede dell’UNESCO di Parigi. Se i Governi degli Stati membri dell’ONU l’avessero accolta e ufficialmente presentata sarebbe stata una seconda tappa verso una nuova etica. Questo non è avvenuto e l’ONU, nonostante Agenda del Pianeta Terra abbia presentato, nel 2014, una richiesta (la petizione “Giustizia verde”) firmata da 30.000  cittadini, tace come sempre tutta impegnata su temi di guerre, lotte, economie, ecc. ecc.

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale ha comunque avuto un’interessante risposta culturale e popolare, ma successivamente abbiamo ritenuto opportuno elaborare un nuovo Documento più evoluto: la “Carta 2000”, che poi è stato inviato al Segretario generale dell’ONU.

Un altro documento “La Carta del Lago Cimino” (Etica Alimentare) sostenuto da 31 milioni di cittadini, in opposizione alla “Carta di Milano” (EXPO), è stato presentato all’ONU nel settembre 2015.

Nonostante sia cresciuta una maggior empatia verso la questione animale sono più evidenti ed orrendi gli attentati contro i diritti di ogni essere vivente, i massacri, le crudeltà, i sistematici trattamenti industriali e commerciali  sugli animali sempre più considerati macchine, con un grande aumento però di volontari, di attivisti e di vegani.

Vogliamo ricordare la data del 15 ottobre come il primo tentativo di creare l’evoluzione da un tradizionale antropocentrismo e specismo verso un’ etica che apra i suoi confini a tutti i viventi, al rispetto dell’ambiente e della vita, ad una conoscenza che nasce dall’amore, dall’attenzione, dall’ osservazione di tutti gli esseri che sono considerati solo utili da mangiare, da vivisezionare, da torturare, da sparare, da usare nel divertimento, nello sport, e tutto il resto.

Tutto questo movimento empatico sempre più numeroso io lo vedrei come uno “stato virtuale” di cui facciamo parte insieme a tutti gli altri viventi discriminati dai pregiudizi e da alibi degli uomini dominanti. Lo stato virtuale affida agli umani la difesa di tutti gli altri indifesi, perseguitati, ancor oggi massacrati e prigionieri di un falso dominio.

Questo popolo indifeso noi lo difendiamo in ogni modo non violento offrendo anche al mondo un esempio di vita possibile, di giustizia, di equilibrio, di sobrietà, di vita per tutti.